giovedì 14 novembre 2019

108: gli occhi dell'anima di Norma Bertalmio. Un assassino fantasma commette una serie di omicidi e un investigatore improvvisato prova a inseguirlo… dovunque e con ogni mezzo. #italia #torino #pinerolo #piemonte #letteratura #autore #book https://www.amazon.it/108-occhi-dellanima-Norma-Bertalmio-ebook/dp/B07TXQDJ8L/ref=sr_1_9?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=3NZ3Z66D1XUKZ&keywords=edizioni+hogwords&qid=1573572600&sprefix=EDIZIONI+HOGWORDS%2Caps%2C1197&sr=8-9

mercoledì 13 novembre 2019

108: gli occhi dell'anima di Norma Bertalmio. Un assassino fantasma commette una serie di omicidi e un investigatore improvvisato prova a inseguirlo… dovunque e con ogni mezzo. #italia #torino #pinerolo #piemonte #letteratura #autore #book https://www.amazon.it/108-occhi-dellanima-Norma-Bertalmio/dp/889703246X/ref=sr_1_9?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=3NZ3Z66D1XUKZ&keywords=edizioni+hogwords&qid=1573572600&sprefix=EDIZIONI+HOGWORDS%2Caps%2C1197&sr=8-9

Grido di rivolta di Postremo Vate. Poesie di ribellione, racconti di guerriglia: un grido di rivolta in versi ed in prosa contro gli orrori dell’imperialismo e le politiche di sfruttamento della localizzazione capitalista. Il moloch del libero mercato gronda del sangue dei popoli oppressi e sfruttati. Le muse cantano la rivolta degli oppressi e la lotta per la liberta’ dei popoli e delle nazioni. Hasta la victoria siempre. #italia #torino #pinerolo #piemonte #letteratura #autore #book https://www.amazon.it/Grido-rivolta-Postremo-Vate-ebook/dp/B07TS8W489/ref=sr_1_10?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=3NZ3Z66D1XUKZ&keywords=edizioni+hogwords&qid=1573572600&sprefix=EDIZIONI+HOGWORDS%2Caps%2C1197&sr=8-10

martedì 26 gennaio 2016

Chi ha una collottola forte?

Il testo di legge denominato Cirinnà, dal nome della sua prima firmataria, ma più volgarmente conosciuto come quello che dovrebbe introdurre nuove regole e riordinare le Unioni Civili non ha una matrice governativa perché il Partito Democratico ha lasciato sin dall'inizio libertà di voto e di espressione a tutti i suoi “onorevoli”. Questo significa che si sono formate delle maggioranze e delle opposizioni trasversali nuove che prescindono dall'appartenenza a questa o quella formazione parlamentare. Per quanto riguarda il metodo, e indipendentemente dall'esito del dibattito, vorremmo vedere quasi sempre situazioni di questo genere, nelle quali le due Camere (o dovremmo dire solo una) agiscono in piena libertà di coscienza democratica e non come reparti di perfetti soldatini che obbediscono ciecamente ed indefessamente agli ordini che sono stati impartiti dagli “uomini forti” di turno al Governo. Nel merito, tuttavia, un piccolo sospetto che tale discussione abbia una forte motivazione politica rimane. Ad esempio, a pochi mesi dalle elezioni, si può pensare che il senso di questa calendarizzazione della proposta di Legge sia un modo, tutto renziano, di tirare per la collottola la Chiesa e lanciarle un sibillino messaggio su quello che potrebbe accadere se il Presidente del Consiglio e il Governo non ottenessero un aiuto appropriato (voti) e non superassero brillantemente le prossime dure battaglie elettorali. Dopotutto, a furia di avercelo ripetuto in ogni occasione anche noi ci siamo convinti di essere diventati dei gufi, i quali oltre che portar sfortuna pensano anche male e qualcuno diceva che a farlo si commette peccato ma quasi sempre ci si azzecca...

martedì 13 ottobre 2015

Non è un paese per autori

Da qualche anno a questa parte, la quarta domenica del mese, a Pinerolo si organizza il mercato della carta antica, moderna e del vinile (in origine era partita come del libro, fumetto e vinile). L'intento, credo, sia quello di aumentare l'offerta ai cittadini di questo prezioso strumento di formazione (come se non bastasse la Biblioteca Civica che è tra le più rinomate e fornita del territorio) oppure, banalmente, solo per far cassa. Potrebbe anch'essere così se ad allestire il classico banchetto è un operatore del settore (libraio, autore, editore). Dopotutto, le due più grandi manifestazioni torinesi del libro (la Fiera e Portici di Carta) sono dedicate proprio unicamente a loro. Nel caso di Pinerolo, invece, la maggior parte di coloro che utilizzano questa Fiera delle occasioni mancate sono hobbisti (e come tali, non avendo partita IVA, non dovrebbero essere autorizzati alla vendita di niente ma solo allo scambio), Associazioni di Volontariato (non necessariamente culturali), Mercatini dell'Usato. Tutti, non operando specificamente nel settore, mettono in mostra libri, fumetti e vinili che sono regolarmente "svenduti" e non venduti, in barba a quelli che sono i prezziari risultanti dai cataloghi nazionali (che sono alla base della definizione del prezzo per i prodotti in questione). Se, invece,contrariamente a quanto da me affermato, l'obiettivo della Fiera è quello di fornire ossigeno e sostentamento alle casse dell'associazionismo (falcidiate anch'esse dalla Crisi) allora non si comprende perché non si realizza un mercato dedicato SOLO al Volontariato e nel quale sia possibile vendere di tutto (e non solo i prodotti summenzionati). In funzione di ciò, il settore librario, autoriale ed editoriale vedrebbe incrementare le proprie vendite. E sarebbe cosa buona (è il più penalizzato dalla Crisi). E' assurdo, crudele ed irresponsabile obiettare che il prezzo di un libro nuovo è caro se rapportato a quanto si spende patologicamente per uno o più cartoncini Gratta & Vinci che oltre a deludere la maggior parte dei suoi fedelissimi acquirenti (se uno vince è perché tanti perdono) intacca i patrimoni e la salute dei cittadini senza essere in grado di formarli culturalmente. Del resto, un paese che apre gratuitamente Musei e Biblioteche e fa pagare le percorrenze autostradali può realisticamente ed orgogliosamente affermare che "la cultura non paga" In questo modo, sicuramente no...

mercoledì 15 aprile 2015

Corto è meglio

La politica più corrotta e corruttibile dell'Europa si interroga su quali siano dei limiti da porre in essere per fermare questo dilagante vezzo italico. Una delle misure considerate più trasparenti e che dovrebbe porre al riparo da spiacevoli scandali giudiziari è quella dei meccanismi dell'appalto pubblico. E' convinzione comune che sia un bene che a partecipare alle gare siano più soggetti privati, raggiungendo così il risultato della competizione perfetta (che in politica è una chimera quasi quanto la “piena occupazione” lo è per il Ministero del Lavoro). Il sistema, però, trova delle scappatoie, alcune delle quali anche ragionevoli. Una di queste è il limite economico oltre il quale si deve per forza di cose andare a gara. Facciamo un esempio, se un Assessore ai Lavori Pubblici di un Comune si ritrova con il problema di dover effettuare un'opera essenziale in tempi brevi può farlo senza indire una trattativa pubblica se il lavoro in questione non supera un delimitato importo (in genere sono le Leggi Nazionali integrate con i Regolamenti comunali a determinarlo). Molto spesso, questi limiti sono stati scavalcati frazionando i lavori da eseguire. Anziché realizzare un'opera di importo significativo la si fraziona in più parti di valore economico nettamente inferiore. In questo modo, non superando i limiti di Legge, non si ha l'obbligo di indire una gara. Questo non è sempre una cosa sbagliata ma è comunque una scappatoia “legale” alla rigidità di certe normative. Ciò che mi preme contestare, specialmente per quanto riguarda le Amministrazioni di comuni medio-piccoli, è che in nome della trasparenza si privilegia la filiera lunga in nome di un presunto risparmio economico. Mi spiego meglio: negli appalti pubblici vince chi si propone di effettuare il lavoro al minor prezzo. Evitando di affrontare il tema della qualità del servizio, della sicurezza del lavoro, ecc. e della certificazione Anti Mafia, vorrei fare riflettere sulla ricaduta della spesa (qualunque essa sia) sulle casse dell'Ente erogante. Con la filiera lunga i soldi spesi escono effettivamente dalle casse pubbliche per non farvi più ritorno. Con la filiera corta l'opera pubblica sarebbe caratterizzata da un numero limitato e circoscritto di passaggi produttivi, l'azienda avrebbe sede in loco e dipendenti che sono anche cittadini dello stesso Comune. In questo modo, l'importo della spesa sarebbe quasi interamente recuperato dall'Ente appaltante, anche se nominalmente il servizio poteva sembrare più caro.

martedì 7 aprile 2015

Dies Iran/A nuclear mind

I sostenitori dell'utilizzo dell'energia nucleare sbandierano, quasi fosse l'unico possibile vanto, il minor prezzo dell'elettricità prodotta rispetto a quella ottenuta con altri tipi di centrali (a gas, carbone, petroli). Paradossalmente, la critica diventa più forte quando la discussione si sposta su quanto viene erogato da impianti eolici o solari. Eppure, la “questione nucleare” è di una imbarazzante semplicità. Il prezzo all'utente finale dell'elettricità prodotta non tiene conto dei costi di costruzione di una centrale (tra i 5 e i 10 miliardi di euro), di quelli legati alla sua dismissione (può durare anche qualche migliaio di anni, a tutt'oggi sono incalcolabili), i costi occulti durante il suo funzionamento (dovuti al trasporto, alla protezione ed allo stoccaggio fuori sede delle scorie che è maggiore rispetto a quello di costruzione). Il business in perdita non viene fatto da ditte private ma dagli Stati che hanno deciso di utilizzare questa forma di produzione di energia, senza contare quello secondario e (spesso) di natura politica ed espansionista legata ad utilizzi militari. I rischi che vengono calcolati (sulla carta) sono quelli legati ad incidenti interni (malfunzionamento interno come a Chernobyl) ed esterni (eventi naturali come a Fukushima o veri e propri attentati terroristici). La Storia mostra come la scelta nucleare sia andata di pari passo con quella di un rafforzamento militare in quanto i due settori (la produzione energetica e la Difesa) finiscono per intrecciare un rapporto particolarmente simbiotico. L'accordo quadro sul programma atomico iraniano avallato da Cina, Russia, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, non credo segni una prospettiva immediata di attacco ad Israele (anche se non è da escludere) ma indica senz'ombra di dubbio la decisione di un rafforzamento militare non indifferente. Così han fatto tutte (le Nazioni). Lo dice la Storia.